Il valore di un’impresa non è riducibile ai dati di bilancio. La chiave che garantisce competitività nel tempo sono gli asset intangibili, ovvero quel patrimonio di risorse economiche non misurabili attraverso i sistemi contabili tradizionali e che vanno quindi valorizzati attraverso nuovi strumenti, come il bilancio del Capitale Intellettuale. Si pensi ad esempio al valore del marchio, della reputazione, delle competenze del management, dei rapporti fiduciari instaurati con clienti e fornitori. Il convegno di chiusura del progetto “Valorizza l’Intangibile”, promosso da BIC La Fucina e realizzato con il contributo di Regione Lombardia e Provincia di Milano, è stato occasione per mettere a confronto sull’argomento imprese, banche e istituzioni.
“Il nostro paese sembra afflitto da un paradosso” ha dichiarato durante il convegno Fabio Terragni, Presidente di BIC La Fucina, “perché se tutti gli indici europei sull’innovazione ci vedono a metà classifica, in realtà le nostre piccole e medie imprese hanno un’alta capacità di innovare e quindi di competere all’interno di un mercato globalizzato, com’è testimoniato ad esempio dall’aumento dell’export e dalla forza di alcuni settori come il design e la moda. Il fatto è che quegli indici non tengono conto degli asset intangibili. Per questo come centro servizi per lo sviluppo e l’innovazione imprenditoriale dell’intera provincia milanese abbiamo dato avvio ad un’iniziativa specifica dedicata alle piccole e medie imprese. E ci auguriamo che anche grazie al sostegno delle istituzioni si possa continuare ad agire su questo tema in modo sistematico”.
Geosystems, Eurotron, Prima, Teleclient System Integration, Utility Diadora sono le cinque imprese che grazie al progetto hanno intrapreso un percorso interno di analisi e, affiancate dal professor Stefano Zambon dell’Università di Ferrara, sono arrivate alla redazione del bilancio del Capitale Intellettuale. Tutte realtà, tranne l’ultima, che non superano i dieci milioni di fatturato annuo ma che hanno deciso di investire tempo ed energie in questo senso. E che nel corso del convegno hanno espresso ampiamente la loro soddisfazione, tant’è vero che hanno già iniziato a utilizzare questo nuovo strumento anche nei rapporti con gli interlocutori esterni, in primis le banche.
“Il bilancio del Capitale Intellettuale” ha dichiarato Vittorio Santacroce di Teleclient System Integration “si è rivelato uno strumento estremamente utile per aumentare la consapevolezza circa le nostre potenzialità di sviluppo e le aree critiche su cui intervenire”. Su questo punto ha insistito anche Sergio Reniero di Utility Diadora, inizialmente scettico: “Un cliente ha giudicato pari a zero il suo livello di soddisfazione su un nostro particolare servizio. La cosa non è piacevole, ma la nostra disponibilità a metterci in discussione ha portato frutti: ci siamo fatti carico del problema emerso e abbiamo ristabilito un rapporto di fiducia”.
Anche i dipendenti e i collaboratori sono stati chiamati in causa: “Attraverso i questionari per il personale” riferisce Diodora Costantini di Geosystems “abbiamo capito che alcune risorse umane erano poco valorizzate e abbiamo promosso ad un ruolo di maggior responsabilità proprio chi aveva espresso delle critiche, perché erano fondate”.
Francesco Rebora di Prima ha precisato: “Il bilancio del Capitale Intellettuale non è un depliant pubblicitario. Serve anche ad aumentare la trasparenza verso gli interlocutori esterni e a ottenere fiducia”. Sul rapporto in particolare con le banche è intervenuto Giovanni Moro di Eurotron: “Le banche in generale non sanno ancora cosa sia il bilancio del Capitale Intellettuale. Eppure cercano già questo tipo di informazioni, perché sono indispensabili per valutare se un’impresa ha prospettive. Noi investiamo il 18% del fatturato in ricerca e sviluppo e grazie al bilancio abbiamo scoperto molti parametri di cui seguiremo l’evoluzione anno dopo anno e di cui potremo rendere conto anche agli investitori”.
Rappresentano un’eccezione nel sistema nazionale le due banche invitate a partecipare alla tavola rotonda, che hanno espresso entrambe un parere assolutamente favorevole sull’utilità del bilancio del Capitale Intellettuale. Maria Bonfanti, Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Sesto San Giovanni, ha sottolineato come sia indispensabile far emergere i valori intangibili, in particolare in un territorio come quello del nord Milano, che si connota per una forte cultura manageriale e del lavoro, sviluppatasi ai tempi delle grandi industrie e viva ancora oggi nel tessuto di piccoli imprenditori locali. Rosaria Ricotta dell’Ufficio Incentivi Ricerca e Sviluppo di Intesa San Paolo ha illustrato invece i prodotti finanziari ad hoc per incentivare progetti di ricerca e sviluppo, attraverso i quali in tre anni sono state già finanziate 1.600 iniziative.
Infine Tomaso Marzotto Caotorta, Segretario Generale di Italian Business Angel Network, ha espresso l’interesse anche dei cosiddetti investitori informali (investimenti in capitale di rischio dai 50.000 euro ai 500.000 euro) verso tutti quegli strumenti in grado di far emergere la validità e il potenziale di crescita delle imprese: questo resta infatti il secondo criterio, dopo il feeling con l’imprenditore, in base al quale un business angel sceglie chi finanziare.
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